Il fisioterapista: non solo mani”

Il fisioterapista: non solo mani”

Di Lidia Manon Vallone

(Articolo tratto da CMR JOURNAL, rivista di informazione medico-culturale)

Ancora oggi, nonostante siano stati fatti molti passi in avanti e nonostante ci sia un inquadramento a livello professionale, la figura del fisioterapista viene considerata comunemente come un semplice operatore, egli viene considerato ancora come il “massaggiatore” capace solo di eseguire gli “ordini” dettati da prescrizioni terapeutiche, a volte anche assurde, effettuate da figure mediche molto spesso senza alcuna specializzazione nel campo.

In realtà non è così perché il fisioterapista è un operatore sanitario, in possesso di laurea abilitante, che svolge in via autonoma o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquista.

Il fisioterapista ha una conoscenza globale dell’essere umano nelle varie età della vita. Deve avere una cultura specifica della disciplina riabilitativa e cognizioni relative alle scienze umane e sociali, infatti, dispone di conoscenza di base di medicina e conoscenze specifiche in fisioterapia oltre ad avere un’elevata abilità manuale che impiega nell’esame e nel trattamento del paziente. Per progettare, gestire e valutare una terapia, il fisioterapista deve analizzare i risultati, trarre conclusioni e riflettere sul proprio lavoro.

Pur non avendo il compito di identificare una malattia come fa il medico, il fisioterapista deve saper formulare una diagnosi sulla funzionalità del paziente, mettendo in risalto le menomazioni e le disabilità presenti cercando inoltre di individuare il fattore chiave che ha condotto alla disabilità.

Il processo diagnostico attuato dal Fisioterapista è caratterizzato da un’anamnesi dettagliata, dall’effettuazione di tests clinici e dall’utilizzo di scale di valutazione che consentono di chiarire lo status funzionale del paziente.

La formulazione di una diagnosi sulla funzionalità del paziente è un atto professionale indispensabile per la stesura di un progetto terapeutico che richiede un certo tempo per comprendere chiaramente quali siano le strutture responsabili del disordine e quali siano i fattori eziologici correlati.

La gestione del paziente e l’analisi dei dati raccolta con l’intervista e con l’esame obiettivo passa attraverso un processo mentale che viene definito ragionamento clinico che sta alla base dell’attuazione dell’intervento riabilitativo volto al superamento del disturbo motorio.

Oltre alle conoscenze teoriche, tecniche e metodologiche il fisioterapista deve possedere anche competenze sociali e psicologiche, deve avere un’attitudine al rapporto interpersonale perché il paziente si mette interamente nelle mani dell’operatore, che molto spesso lo sottopone ad esercizi impegnativi e dolorosi e quindi deve avere fiducia nella figura che ha di fronte affinché la terapia vada a buon fine.

Un buon fisioterapista deve quindi essere in grado di spronare il paziente, incoraggiarlo negli sforzi e condividere con lui conquiste e difficoltà durante il corso della terapia.

Nessuno meglio del fisioterapista è in grado di educare e motivare il paziente nel ricercare il miglior risultato funzionale possibile,troppo spesso ci si sofferma su particolari tecnici e si dimentica che l’educazione e la motivazione del paziente sono forse le variabili più importanti per il risultato finale perché in realtà , nella relazione con il paziente, il fisioterapista non mette solo le mani ma ci mette anche la mente, il cuore e la determinazione.

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